Formazione obbligatoria e Professioni Ordinistiche

 

Nel novero delle attività formative la parte del leone è rivestita senza dubbio dalla formazione aziendale, con coinvolgimento a vario titolo di dirigenti, quadri e dipendenti. Un ambito, questo, che rappresenta una grande fetta del settore formativo che vede coinvolti molti operatori, distribuiti capillarmente sul territorio nazionale.

Il mondo della libera professione, inteso come professioni ordinistiche (in particolare di quelle perchè chi scrive è un geometra), è stato solo lambito in passato dagli obblighi di aggiornamento, fin quando qualche anno fa (almeno per la categoria geometri, al cui Albo professionale sono iscritto da qualche decennio) è stato deciso di assoggettare alla formazione obbligatoria anche il libero professionista. La svolta epocale è stata vissuta, come spesso accade nel nostro Paese, come scontro idealista tra diverse concezioni, come contrapposizione tra chi mal sopportava un obbligo (“….. alla mia formazione ci penso da solo!”) e chi gioiva della novità (“…. il mercato ricerca sempre maggiore qualità e dobbiamo essere preparati!”), nella atavica (e inutile) lotta tra fazioni per far prevalere una ragione sull’altra. Come spesso capita l’evoluzione del mercato non rimane ad aspettare che si plachino queste discussioni, ma va avanti secondo la logica che lo regola e lo governa, e cioè quella di una maggior produttività e qualità nel rispetto dei principi di etica (ad onor del vero aspetto che a volte viene, ahimè, dimenticato o sottovalutato).

I liberi professionisti hanno quindi iniziato a confrontarsi con un adempimento nuovo, a volte impegnativo, che ha dato loro grandi opportunità di crescita in termini di preparazione ed efficacia, trovandosi però a vagliare proposte e percorsi formativi che si sono affinati solo col passare del tempo. Siamo infatti passati da una prima fase in cui i corsi erano numericamente pochi e scarni, con programmi abbozzati o non definiti a causa della limitata dimestichezza degli operatori del settore verso il mondo delle professioni tecniche, ad una seconda fase, quella attuale, dove i corsi sono diventati tantissimi, con l’intento nemmeno troppo nascosto per molti di questi corsi di cercare il massimo guadagno a discapito di della ricerca di qualità. Il mercato ha le sue regole ed i suoi tempi ed anche il settore della formazione non sfugge a questi capisaldi; con l’andare del tempo ci arriverà senz’altro ad un’autoregolamentazione ma nel frattempo un importante ruolo può (deve?) essere rivestito dai Collegi e Ordini locali, chiamati ad scegliere di organizzare i corsi più adatti alle esigenze dei propri iscritti. E’ un’operazione non banale che deve essere svolta con scrupolosa attenzione e sopratutto in modo scevro da pregiudizi.

Avere il coraggio di sperimentare idee che aprono a nuove opportunità professionali, ampliando le competenze consolidate con approfondimenti in ambiti meno battuti, deve essere la mission di chi è chiamato a selezionare le proposte che riceve, ma lo stesso obiettivo deve avere chi progetta e propone questi percorsi.

Ne scrivo con cognizione di causa, rivestendo da anni sia i panni di consigliere di un Collegio provinciale sia quelli di un operatore del settore della formazione: spesso le scelte vengono fatte su criteri che non sono parametrati, affidandosi più alla estemporaneità che alla capacità di valutare i programmi, oppure per sentito dire o, peggio ancora, in base alla necessità del momento, senza aver fatto a monte una programmazione pur minima sugli obiettivi da perseguire. Un invito, pertanto, mi sento di fare a tutti gli operatori della formazione: cerchiamo di pensare, progettare, organizzare con in mente l’idea fissa della qualità, con coraggio e perseveranza, con il consiglio di orientarsi verso contenuti che siano immediatamente spendibili nella quotidiana vita professionale di chi partecipa ai nostri corsi.

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